Nella Convenzione europea del paesaggio, il paesaggio è descritto come «una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall'azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni» (Council of Europe, 2000).
Il paesaggio risulta dunque essere una «parte di territorio» definita da caratteristiche omogene ma svincolata da limiti di scala. Il riconoscimento di queste caratteristiche è affidato alla percezione individuale e collettiva: sono le «popolazioni» ad attribuire determinati valori al paesaggio, implicando che questo possa essere riconosciuto anche rispetto a disvalori. Quindi «il carattere» che definisce un paesaggio è individuato nelle relazioni materiali e immateriali, spesso conflittuali, tra persone e luoghi, in una dinamica di processo fluida, olistica, spaziale, dinamica e mentale (Antrop et al. 2012). Il concetto di Servizio Paesaggistico (SP) spiega come il paesaggio e le sue componenti materiali e relazionali possano concorrere al benessere umano. Pertanto, l’uso di tale concetto presuppone di individuare rapporti significativi tra le strutture ecosistemiche e paesaggistiche e la soddisfazione dei bisogni umani delle comunità umane e non umane. L’utilizzo dei SP comporta un cambiamento di focus. Ciò significa che l’obiettivo principale della pianificazione paesaggistica deve andare oltre l’allocazione ottimale dell’uso del suolo per quanto riguarda i fattori biofisici e socioculturali. Dovrebbe cercare di migliorare la capacità del paesaggio di fornire servizi che soddisfino meglio i valori umani. I SP possono essere definiti come tutti i beni e i servizi che i paesaggi forniscono a supporto del benessere umano. Includono potenzialità, materiali e processi della natura (biomassa, materie prime, produttività primaria) e servizi di tipo culturale e infrastrutturale sia antropici che naturali (edifici, insediamenti, infrastrutture).